° GIARDINO ZEN °

Una piccola oasi in cui discorrere di armonia zen con il conforto di una tazza fumante tra le mani

Tai Ping Hou Kui

Posted by Tealover su 5 aprile, 2008

Domenica, in onore della prima vera giornata primaverile, mi sono concessa un tè verde cinese tra i più rinomati: il Tai Ping Hou Kui (o Hau Fui, conosciuto anche come “Monkey King”). La sua fama lo precede: è un tè relativamente raro, assai pregiato, e ovunque ne sentirete tessere lodi spassionate. Tanto che, al momento di assaggiarlo, pensavo sarei rimasta letteralmente conquistata da questo tè, e immaginavo che sarebbe immediatamente balzato in vetta alla mia persona “classifica”: non è stato così; l’ho trovato un tè assolutamente piacevole, certo, ma mi è mancato quel qualcosa che fa “scattare la scintilla”. Ad ogni modo, si tratta pur sempre di un giudizio soggettivo – peraltro non negativo – e che, con ogni probabilità, si modificherà col tempo e soprattutto con la degustazione di qualità magari migliori. Nel frattempo, ecco qualche informazione in più.

Il “leggendario” Taiping Houkui è senza dubbio un tè che si sposa alla perfezione con l’atmosfera fresca e fiorita della nuova stagione, sin dal primo sguardo. Bellissimo anche solo a vedersi, con le sue foglie lunghe, tese ed appiattite, di un verde scuro brillante, inconfondibilmente solcate dalla tipica “griglia” di segni lasciati dal particolare metodo di lavorazione a cui è sottoposto (si nota con chiarezza nella foto). Nella raccolta vengono prelevate solo le due foglie apicali e il grande germoglio, racchiuso tra esse. Le foglie, prima ancora di essere infuse, regalano all’olfatto un dolce aroma di erbe tenere e appena fiorite, come di un prato d’alta quota.

Il nome si riferisce alla contea in cui viene coltivato (Taiping, nella regione dell’Anhui); è un tè che cresce ad altitudini assai elevate, come si può vedere dalla foto in basso, che raffigura le impervie vette dei monti Huang Shan, letteralmente ‘monti gialli’ (foto tratta dal negozio eBay Dragon Tea House), nei pressi dei quali si trovano i giardini in cui si raccoglie il Taiping Houkui: soggetto privilegiato di molti artisti cinesi del passato per il loro fascino selvaggio e magico, i monti Huang Shan sono una sorta di archetipo del paesaggio dell’Estremo Oriente, con pareti scoscese i cui contorni risultano sfumati dalle nebbie perenni. Per questo il Taiping Houkui è tradizionalmente famoso come il “primo tè raccolto dalle scimmie”, data la difficoltosa accessibilità all’uomo dell’area in cui cresce.

Aspetto e romantiche condizioni di crescita a parte, ciò che rende così famoso e ricercato questo tè verde è il suo sapore: le foglie, infuse in acqua a 75° ca. (per 3-4 minuti), reidratandosi ritrovano una brillantezza ancor più luminosa, dando vita ad un liquore verde chiaro che porta con sé il ricordo delle migliaia di orchidee che crescono spontaneamente sui monti, intorno ai giardini, accompagnando la crescita e segnando l’identità di ogni singola fogliolina. Pur non essendo un tè aromatizzato, quindi, il Taiping Houkui conquista facilmente il palato e la fantasia con il suo naturale aroma di orchidea: un gusto originale, leggero, fresco e delicatamente fiorito, decisamente primaverile! Per questo, consiglio vivamente di sorseggiarlo accompagnandolo al tepore e alle fioriture di queste prime ed incerte giornate d’aprile.

Il mio assaggio (di appena 8 grammi) proviene da TeaWay. Il costo per 100 grammi si aggira intorno ai 20 euro.

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Ricette: Frollini integrali arancia & cannella

Posted by Tealover su 25 marzo, 2008

frollini_aranciacannella1.jpgOggi vi propongo una ricetta di deliziosi biscottini glassati – Frollini integrali arancia & cannella -, che ho ideato strizzando l’occhio alla primavera, richiamata dalla graziosa forma a fiore, e al contempo per dare un arrivederci a due sapori tipici dell’inverno: l’arancia e la cannella, appunto.

Ingredienti (per una ventina di biscotti ca.)

  • 150 g di farina integrale (più altra per il piano di lavoro)
  • 2 cucchiai colmi di fecola di patate (50 g circa)
  • 1 tuorlo d’uovo
  • un pizzico di sale
  • un’abbondante spolverata di cannella
  • 100 g di margarina vegetale
  • 1 cucchiaio colmo di miele d’arancio
  • 2 cucchiai di acqua d’arancio
  • la scorza grattugiata di una arancia
  • mezzo cucchiaino di lievito in polvere

Per la glassa:

  • zucchero a velo
  • il succo di un’arancia piccola (o di mezza grande)
  • colorante rosso e/o giallo (in polvere o liquido)
  • perline argentate di zucchero o altra decorazione

L’acqua d’arancio, così come il colorante alimentare in polvere, si trovano nelle drogherie “vecchia maniera” o nelle spezierie. Un consiglio per chi abita a Firenze: l’Antica Spezieria Bizzarri, dove trovare veramente di tutto!

Preparazione:

Unire in una scodella la farina, la fecola, il pizzico di sale, la cannella, la scorza grattugiata dell’arancia e il lievito. Fare un incavo al centro e metterci la margarina, il tuorlo d’uovo, il miele e l’acqua d’arancio (niente zucchero nell’impasto, dato che basterà la glassa a dolcificare a dovere!). Amalgamare un po’ gli ingredienti con un cucchiaio di legno, poi trasferire l’impasto su un piano di lavoro cosparso di ulteriore farina integrale e lavorare a mano, come una normale pasta frolla. Quando il composto risulterà compatto, uniforme e non appiccicoso (se fosse troppo umido, continuare ad aggiungere della farina sul piano di lavoro), formare una palla, avvolgerla nella pellicola trasparente e lasciare a riposare in frigo per una mezz’ora.
Riprendere la pasta, lavorarla nuovamente con le mani, stenderla dello spessore di circa mezzo centimetro e ricavare le formine. Infornare in forno caldo a 160° per 20-25 minuti. Una volta cotti, metterli su una gratella a raffreddare e dedicarsi alla preparazione della glassa.

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Per quanto riguarda la glassa, non ho dosi precise da suggerire, dato che mi trovo meglio ad andare “a occhio”: mettete in una piccola scodella tre cucchiai di zucchero a velo, e allungatelo pian piano con il succo d’arancia, mescolando energicamente per eliminare i piccoli grumi; per dare alla glassa una colorazione arancione, che riprenda il colore dei due ingredienti principali dei biscotti, giocate con i coloranti (io ho usato quelli in polvere), dosandoli a pizzichi minuscoli: se avete usato un’arancia rossa, basterà aggiungere un pizzico di colorante giallo per ottenere l’arancione; se l’arancia è bionda, invece, avrà forse bisogno di una punta di rosso. Dosate il colorante con attenzione, fino ad ottenere la sfumatura desiderata.
La consistenza finale della glassa – che vi consiglio di lavorare per una decina di minuti di seguito – dovrà essere liscia, senza grumi, dal colore uniforme e abbastanza densa e consistente (deve scivolare via dal cucchiaio, ma lasciando una patina sul retro di esso); se troppo liquida, scivolerà via dai biscotti e non ne coprirà adeguatamente la superficie. Miscelate lo zucchero a velo e il succo d’arancia fino a raggiungere questa consistenza ottimale. Non appena pronta, usatela subito, altrimenti si solidifica! Adoperate un cucchiaino per versarla sui biscotti, fino a ricoprirne l’intera superficie (mettete un foglio di carta da forno sotto la gratella, perché un po’ di glassa gocciolerà via), e decorate con le perline argentate di zucchero o altra decorazione (per esempio, riccioli di scorza d’arancia candita). Ora non vi resta che attendere una mezz’ora, o finché la glassa non si sia del tutto solidificata sui biscotti, e servire!

***

La tazza fumante d’accompagnamento ideale per questi fragranti, friabili e speziati frollini? L’infuso Twinings Arancia e Cannella!, che tra le altre cose è la specialità Twinings che si trova con più facilità nei supermercati e drogherie italiane ;-) Se invece vogliamo optare per un buon tè sfuso, un corposo tè nero quale per esempio un Assam (meglio se Second Flush, ‘secondo raccolto’), naturalmente aromatico e maltato, assolverà perfettamente il compito!

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Hojicha (biologico)

Posted by Tealover su 24 marzo, 2008

Pasqua o non Pasqua, primavera o non primavera, le colline intorno a casa mia sono innevate, piove, e la temperatura è incredibilmente rigida! Ho pensato fosse la giornata perfetta per fare la conoscenza del mio primo tè (verde) tostato, nonché del mio primo tè giapponese: un Hojicha biologico (o Houjicha), arrivatomi confezionato in una deliziosa bustina in carta di riso. Ed effettivamente si è rivelato davvero un ottimo compagno in questo pomeriggio freddo e inospitale! :-D

Il mio istintivo considerarlo particolarmente adatto alla stagione fredda deriva probabilmente dal procedimento di leggera tostatura a cui è sottoposto; l’aspetto stesso è “invernale”: le foglie sono di un caldo marrone-nocciola con sfumature rossastre, abbastanza lunghe, piatte o lievemente arrotolate nel senso della lunghezza.
La nascita di questo originale tè di qualità modesta è relativamente recente: nel 1920 un commerciante di tè, avendo una partita di vecchie foglie di Bancha (il tè verde giapponese più comune ed economico, anch’esso di modesta qualità) di cui non sapeva che farsi, pensò di provare a tostarle leggermente, per dar loro maggior gusto e fragranza e poter così riuscire a venderle ugualmente. Fu così che nacque l’Hojicha!, dall’arte di arrangiarsi di un mercante di tè ;-)

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Dopo averlo infuso in acqua a 90° circa per 3-4 minuti (un cucchiaino colmo per tazza), il liquore risulta di colore bruno-fulvo, non molto diverso dalla tonalità delle foglie, e sprigiona un delicato aroma di affumicatura. Al palato regala sentori di nocciole tostate, o, ancora, di fieno lievemente affumicato; il sapore resta comunque leggero e soave, non amaro né astringente (le sfumature erbacee proprie del Bancha si perdono, assieme al colore verde, con la tostatura), e, a mio avviso, inaspettatamente piacevole.

In conclusione, si tratta di un tè che, pur nella sua “umiltà”, è dotato di una simpatica e originale personalità, e che ben si presta ad accompagnare cibi salati, ma anche per essere bevuto dopo i pasti (ha un ottimo potere digestivo) o la sera prima di coricarsi, dato il suo basso contenuto di teina: in Giappone viene non di rado servito a bambini ed ammalati, proprio per questa sua leggerezza e delicatezza per lo stomaco. Il costo si aggira intorno ai 6 euro per 100 grammi, che possono però più che raddoppiare in caso di foglie provenienti da coltivazioni biologiche. Un assaggio che mi ha davvero sorpresa e conquistata con la sua semplicità! :-P

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Poesia in forma di tè [Fiori di Tè]

Posted by Tealover su 21 marzo, 2008

Sbirciando nelle statistiche, ho notato che uno degli argomenti che attraggono maggiormente l’interesse degli ospiti di questo blog è proprio il magico sbocciare dei “fiori di tè”. E come darvi torto? ;-) Tè “lavorati” o “artistici” che chiamar li si voglia, questi piccoli boccioli di foglie e fiori regalano ogni volta un’emozione particolare: pura poesia da contemplare, e infine, beatamente, sorseggiare.
Capolavori di creatività, esperienza, maestrìa e abilità manuali, i fiori di tè derivano da una antichissima tradizione cinese che unisce il culto del tè alla profonda sensibilità propria delle culture dell’Estremo Oriente per la bellezza della natura, e provengono il più delle volte dalla provincia dell’Anhui.

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Le foglie di tè (quasi sempre germogli di tè verde) vengono sapientemente intrecciate e unite, mediante cucitura a mano, a diverse varietà di fiori (gelsomino, amaranto, giglio cinese, osmanthus, crisantemo…), fino a dar vita a piccole forme compatte che celano al loro interno delicati colori e dolci aromi, capaci di mitigare e rendere ancor più carezzevole quel gusto un po’ astringente tipico di molti tè verdi. Le forme più comunemente adottate ricordano piccole sfere, bocci di loto leggermente allungati, ma anche torri in miniatura o peonie stilizzate.

Al di là del loro piacevole gusto e del loro impatto meravigliosamente scenografico, i fiori di tè possono trasformarsi in una esperienza rasserenante e meditativa, delicatamente spirituale. Il solo incantarsi a guardarli mentre si schiudono lentamente, con incredibile grazia, a contatto con l’acqua calda, ci permetterà di riflettere su quello che è il principale insegnamento Zen: ristabilire un contatto profondo con la nostra sensibilità, riuscendo così ad essere completamente presenti al momento che stiamo vivendo, per quanto marginale, fin quasi a confondersi con l’oggetto contemplato, assaporando ogni più lieve moto del nostro animo, come se non esistesse nient’altro al di là di quell’attimo, della sua bellezza ed armonia, della sua irripetibilità.
I fiori di tè, quindi, pur nel loro piccolo, possono contribuire a ricordarci il valore dell’attesa paziente e dello stupore, del naturale mutare di ciò che ci circonda e di noi stessi in sempre nuove ed inattese forme. Ci invitano a riporre fiducia in ciò che si cela oltre le apparenze, predisponendoci alla meraviglia, da ricercare nelle cose più semplici, per quanto a prima vista umili e dimesse possano apparirci.

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Come ho già avuto modo di scrivere altrove, i fiori di tè si possono preparare direttamente in tazza oltre che in teiera, purché ovviamente trasparenti; quando il loro fiorire si sviluppa in verticale, per apprezzarli nel migliore dei modi sarà necessaria una teiera piuttosto alta. Acqua intorno agli 85°, tempo di infusione di solito di 5-6 minuti (con la possibilità di effettuare infusioni con lo stesso fiore).
Tra i più belli che ho mai visto, spiccano senza dubbio gli “Sweethearts” della casa francese Mariage Frères (nella foto sopra), con la loro stupenda coroncina di fiorellini di gelsomino sormontata da un bocciolo di rosa; diversamente da quanto accade di solito, i germogli che racchiudono questa preziosa “scultura da bere” sono di pregiato tè bianco (sul sito vengono venduti all’abbastanza esorbitante prezzo di 48 euro per una scatolina che ne contiene 9, e purtroppo non c’è modo di acquistarne una quantità minore; nello store online si trovano nella sezione ‘Tea Collection’, per i più intrepidi!).
A chi non vedesse l’ora di sperimentare questo originale e a suo modo “magico” rito, segnalo che il negozio italiano online TeaWay ha aggiunto al suo catalogo, proprio in questi giorni, 8 nuove varietà di fiori di tè per festeggiare l’arrivo della nuova stagione! ;-)

E ora, considerato l’oggetto del post e la data in calendario, non mi resta che augurare a chi si trova a passare di qui una Pasqua serena, e, soprattutto, una splendida Primavera! :-D

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La casa delle “belle addormentate”

Posted by Tealover su 19 marzo, 2008

«Scherzi di cattivo genere, non fatene; non sta bene neppure infilare le dita nella bocca delle ragazze che dormono», raccomandò la donna della locanda al vecchio Eguchi.
Al piano superiore probabilmente non c’erano che la stanza di otto tatami, in cui Eguchi stava parlando con la donna, e quella da letto attigua: da quanto aveva visto, al pianterreno non c’era salotto né altro, e dunque non si poteva parlare di locanda. Fuori non c’era neppure l’insegna. Né il segreto di quella casa consentiva forse di affiggerne.

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L’acqua stava bollendo nella teiera di ferro sul braciere di paulovnia; con quell’acqua la donna preparò il tè, un tè verde, imprevedibilmente eccellente dati il luogo e la circostanza, che mise il vecchio Eguchi a suo agio…

Inizia così il romanzo “La casa delle belle addormentate” di Kawabata, finito ieri, complice un bagno caldo al pungente aroma di ginepro. Un romanzo breve, da leggere quasi d’un fiato. Claustrofobico, per il suo essere racchiuso (o, meglio, “imprigionato”) nella penombra di una camera tappezzata di pesanti drappi di velluto rosso e nella mente di un unico uomo. Un romanzo essenzialmente di ricordi. Ricordi semplici, ricordi di donne: madri, mogli, amanti, figlie. Di camelie in fiore dai cinque colori, di vite sfiorite, di fragore di onde, di giovanissimi corpi profondamente addormentati, di un inverno che si appressa o che forse è già arrivato. Delicatamente spietato – come solo i romanzi giapponesi sanno essere – per il suo esplorare l’atavica paura della fine di uomini prossimi alla vecchiaia, con tocchi leggeri, impercettibilmente crudeli. Nessuna trama, solo un distillato di sensazioni emergenti tra il sonno e la veglia. Un uomo non ancora pronto a diventare vecchio (e chi lo è?), una casa misteriosa con regole ferree in cui cercare consolazione, un vialetto cosparso di scivolose foglie d’acero rosse come sangue appena versato, qualche tazza di tè verde ristoratore. Nudità inviolate, perversioni inconfessabili e misere disperazioni. Di una bellezza tragica e rarefatta.

Nella foto, le “pentoline” fiorite nel mio giardino: un assaggio di Primavera.

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AcquistaTè: StregaTe (Bologna)

Posted by Tealover su 17 marzo, 2008

Oggi andiamo alla scoperta di questo piccolo e accogliente negozietto nel cuore di Bologna (in via Porta Nova 7a, a pochi passi da piazza Malpighi), tappa obbligata per chi è in cerca di sapori e profumi inconsueti.

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Il pezzo forte di StregaTe, infatti, è proprio il vastissimo assortimento di tè aromatizzati ed infusi dai nomi divertenti e dagli accostamenti fantasiosi. Ce n’è veramente per tutti i gusti, e vengono aggiunte continuamente nuove ricette tutte da scoprire: «un mondo di fragranze caramellate, fruttate, speziate, fiorite, affumicate…», come recita il loro motto.
Nonostante ne abbia provata una minima parte, le miscele che ho degustato basteranno a dare un’idea dello “spirito” che anima la creazione di questi piccoli “capolavori in tazza”. Per quanto riguarda i tè aromatizzati, a parte Bacio di Dama di cui ho già parlato in questo post, nella foto qui sotto si vede per esempio la miscela Pan di Stelle, una delle mie preferite: tè verde, scorze d’arancia, stelline di cioccolato bianco, granelli di zucchero alla cannella, boccioli di rosa e chiodi di garofano… Una vera delizia, soprattutto per chi ama gli aromi speziati! :-D
Qualche altro esempio tra quelli che più mi tentano? La Violetta: una conturbante miscela di tè neri e petali di Viola; il delicato e primaverile Corallo Rosso: tè verde con peduncoli di pero e fragole; Notte Araba: tè nero con menta e cioccolato; o le due novità pasquali: Calimero (tè nero, ananas, fragole, pepe rosa, petali di malva e zucchero alla cannella) e Brutto Anatroccolo (tè verde con frutti rossi, lemon grass e timo)…

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E che dire dei due Sencha (un tè verde giapponese comune, fresco e leggero) aromatizzati che ho provato? Il Ciliegia Giapponese (o Sakura Sencha: è un aromatizzato tradizionale), con il suo intenso profumo di amarene; o il Sencha Zabaione, con petali di fiori, cioccolato e gocce di rhum, dal profumo golosissimo e assolutamente irresistibile!!! :-P
Il prezzo medio di infusi e tè aromatizzati si aggira intorno ai 5 euro per 100 grammi, ma se ne possono tranquillamente acquistare anche solo 50 g di ognuno, così da poterne sperimentare un po’ di più. Sul sito è consultabile l’intero catalogo delle miscele (infusitè aromatizzati), ognuna dotata di una scheda che ne svela la composizione: buon divertimento! ;-)

In questo intimo angolo di profumi e creatività non potevano certo mancare spezie, erbe, miele e marmellate, biscotti, tazze e teiere per tutti i gusti (queste ultime in una saletta un po’ nascosta)… Menzione d’onore per gli zuccheri: zollette decorate, aromatizzati, a forma di granelli o di stelline e cuoricini colorati, sono perfetti per divertirsi a creare le proprie miscele personalizzate, donandogli un tocco di colore e di originalità!
Ultimi ma non ultimi, i tè “puri”: il catalogo, pur con numerose quanto inevitabili lacune, vanta varietà celebri e pregiate provenienti da tutto il mondo. Un consiglio, però: valutate bene l’opportunità di acquistare i tè puri altrove (magari su negozi specializzati online); se, infatti, i prezzi degli infusi e dei tè aromatizzati di StregaTe rientrano nella norma, tutti gli altri prodotti in vendita – i tè puri soprattutto – hanno prezzi più che doppi rispetto a qualsiasi altro negozio (e non è un modo di dire!).

Pur non essendo specificato sul sito, è possibile fare ordini via mail (info[at]stregate.it) o telefono, specificando i codici dei prodotti e la quantità desiderata. Purtroppo sul sito non sono dichiarati i prezzi, dunque converrrà chiedere un “preventivo” prima di confermare l’ordine. Essendo le spese di spedizione molto alte (10-12 euro), va da sé che sono consigliati acquisti cumulativi o comunque “sostanziosi” (così potrete mettervi a posto la coscienza dicendovi che avete fatto incetta di infusi solo perché dovevate ammortizzare le spese di spedizione! ;-) )

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Ricette: Muffins “rustici” al tè Keemun

Posted by Tealover su 13 marzo, 2008

Lo confesso: non sono proprio quella che si può chiamare una “cuoca provetta”. Anzi, diciamo pure che i fornelli ed io andiamo ben poco d’accordo. Eccetto i dolci, probabilmente a causa della mia sconfinata golosaggine ;-) In passato sono stata una grande sfornatrice di torte e biscotti, e in questi ultimi tempi, complice la passione per il tè, la voglia di impiastricciarmi le mani con farina e uova è tornata alla carica! :-P

Ecco qui la mia prima “creazione”, semplice e veloce, frutto di una ricetta praticamente inventata sul momento: i muffins “rustici” al tè nero Keemun.

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Ingredienti (per 7-8 muffins ca.):

  • 250 g di farina integrale
  • 2 cucchiai colmi di fecola di patate (50 g ca.)
  • 3 cucchiai di zucchero grezzo di canna
  • 50 g di margarina vegetale
  • 2 cucchiai di miele liquido (io ho usato quello d’acacia, in mancanza d’altro)
  • 1 uovo non troppo grande
  • infuso forte di tè Keemun q.b.
  • foglie di Keemun q.b.
  • qualche goccio di Cognac
  • una bustina scarsa di lievito in polvere per dolci

(inutile dire che sarebbe auspicabile che tutti gli ingredienti provenissero da coltivazioni e aziende dedite al biologico!)

Preparazione:
Preparare un infuso forte di tè nero Keemun (1 cucchiaio da minestra in una tazza scarsa d’acqua a 95°, lasciato in infusione per 6-7 minuti e poi filtrato). Mescolare farina, fecola e zucchero. Amalgamare ad essi la margarina, l’uovo e il miele. Impastare, poi aggiungere l’infuso di tè Keemun, poco per volta, quanto basta per raggiungere una consistenza morbida ed elastica del composto, non troppo liquida (se necessario, aggiungere ancora un po’ di farina integrale). Aggiungere qualche goccio di Cognac e qualche spizzico di foglioline di Keemun, che, presentandosi in piccoli e sottili frammenti, ben si prestano a “guarnire” l’impasto: non daranno fastidio sotto i denti, anzi, creeranno un piacevole e discreto contrasto. Infine, amalgamare con cura la bustina di lievito scarsa (la farina integrale richiede una quantità maggiore di lievito rispetto a quella raffinata). Riempire gli stampini da muffins (quelli di alluminio usa e getta che si trovano al supermercato andranno benissimo) per la metà della loro capienza, o poco più. Infornare in forno caldo a 180° per 30 minuti circa, fino a che i muffins non appaiono ben gonfi e scuri in superficie. Far intiepidire e… servire!

Li ho battezzati “rustici” perché, effettivamente, lo sono: delicatamente aromatici ma non eccessivamente dolci, genuini, per niente stucchevoli, dal gusto pacato, scuri e disadorni, semplicissimi, super veloci da fare, e preparati con ingredienti “umili”. A ben vedere, potrebbero quasi rientrare nella categoria di “dolci dietetici”.
A mio avviso, sono ottimi anche per la colazione, accompagnati da caffè o caffellate, e perché no farciti con una ricca marmellata ai frutti di bosco, per esempio. E’ scontato dire che l’accompagnamento ideale è, però, una tazza di tè Keemun! ;-)

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Il Keemun (Qimen – o Ch’i Men) è un tè nero cinese – è considerato il miglior tè nero della Cina – coltivato nella provincia dell’Anhui, in cui si trova il distretto di Keemun, appunto. Le foglie si presentano sottoforma di frammenti sottili e fitti (nella varietà Mao Feng – ‘punta di capello’ – i frammenti sono ancora più sottili, e arrotolati a mano), che danno un infuso di colore rossastro in tazza (un cucchiaino per tazza in acqua a 95° per 5-7 minuti).
Il gusto è pieno e caratteristico: dolcemente aromatico, vagamente caramellato o “mielato”. Questa ricchezza naturale di aroma fa sì che nessuna aggiunta – né latte né tantomeno zucchero – sia consigliata. E’ un tè generalmente economico: il costo per 100 g si aggira intorno ai 4 euro (ma sale fino a 10 euro e più nel caso della varietà Mao Feng).

Non è in vetta alla classifica dei miei tè preferiti, ma questi muffins, secondo me, lo accompagnano alla perfezione, esaltandone le note più tipiche: richiamano con discrezione la sua fragranza, e non essendo troppo dolci non ne sovrastano il gusto, permettendo così di assaporarlo in tutta la sua pienezza nonostante il dolce accompagnamento :-D

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